Ulteriori chiarimenti sul luogo di nascita di un vescovo del ‘400
L’intricata vicenda delle origini di Monsignor Francesco Vitali*
di Giovanni Quaranta

 

                

La concezione che molti hanno della storia è di un qualcosa di statico fatto di verità già scritte e non soggette a mutazione.

Chiunque si appresti a trattare di storia, specialmente di quella locale (che molte volte si basa su leggende che qualcuno tende a far apparire come notizia), però, ha il dovere di tenere ben alto il proprio senso critico. Così facendo, può accadere che attraverso il riscontro di nuovi elementi o addirittura il ritrovamento di documenti sconosciuti, si debbano riscrivere in modo sostanziale intere pagine delle storie suddette.

è con tale spirito che ci siamo occupati di Mons. Francesco Vitali (o anche Vitale), che fu  vescovo della diocesi di Cefalù in provincia di Palermo, e che ormai era dato per certo fosse di origine calabrese, perchè nativo di Anoia, in provincia di Reggio Calabria. 

Diversi autori hanno parlato, anche in tempi diversi, del Vitali come personaggio illustre del centro calabrese ed ormai tale fatto era consolidato tanto che la domanda che qualcuno si era posto era solo quella se il Vitali fosse di Anoia Inferiore o di Anoia Superiore.

Già anni fa, nel 1998, ci eravamo premurati di scrivere alla diocesi di Cefalù per chiedere ulteriori notizie circa questo vescovo e la Curia Diocesana con sua nota del 14 dicembre dello stesso anno si limitò a confermare che fra Francesco Vitali è stato vescovo di quella diocesi dal 1484 al 1492 dichiarando che “Di altro non siamo in grado di comunicarLe”.

Oggi, dopo una scrupolosa ricerca bibliografica eseguita attraverso la consultazione di diversi testi (tra i quali alcuni di notevole rilevanza storica)[1] e procedendo poi al riscontro delle notizie da noi rinvenute con altri studiosi di fuori regione,[2] possiamo ben affermare che il Vitali non è di origine calabrese ma, bensì, pugliese.

Il Taccone-Gallucci nella Monografia della Città e Diocesi di Mileto a proposito del Vicariato di Cinquefronde, per Anoia Inferiore afferma che “Nacque in Anoia Francesco Vitale Vescovo di Cefalù nel 1455 …”.[3]

Ancora il Barillaro nel Dizionario bibliografico e toponomastico della Calabria elenca, per primo, tra i personaggi illustri originari di Anoia “Francesco Vitali, Vescovo (sec. XV)”[4] e cita nelle note[5] quanto riportato da Padre Russo[6] e cioè “Franciscus Vitali de Anoja, Militen. dioc., fit Episcopus Cephaluden”. Quindi il P. Russo oltre ad attribuire al Vitali origini anoiane, specifica che la stessa Anoia è situata nella diocesi di Mileto,[7] e data la notizia nel 1455, sotto il pontificato di Papa Callisto III°.

Il Russo riprende quanto scritto dall’Aceti nelle annotazioni al Barrio, e cioè “Anogeo. Comunemente Anoia. Del luogo fu Francesco Vitale, Minorita, Vescovo di Cefalù, anno 1455. M[ano]S[critto] Gualt[ieri], sebbene Rocco Pirro collochi Noia in Puglia o, più verosimilmente, in Lucania”.[8]

Con l’Eubel[9] si incominciano ad avere ulteriori elementi per individuare il luogo di origine del vescovo Vitali. Infatti, nel volume riguardante il periodo 1431-1503 della Hierarchia Catholica Medii Aevi, a proposito della diocesi di Cefalù si riporta, innanzitutto, che la stessa è situata nell’isola di Sicilia ed è suffraganea di quella Messinese. Poi vengono elencati nove vescovi della diocesi tra i quali  Franciscus de Noya, mag. Th., adiac. Syracus.[10] riportando nelle note che lo stesso era Protonotario Apostolico, che la nomina a vescovo della diocesi è del 26 novembre 1484, in seguito al decesso di Joannes Gatto (già vescovo di Catania), che è morto il 18 aprile 1492 e che il suo successore fu un tale Franciscus.

Il decesso è avvenuto all’età di 52 anni nella città di Valencia, in Spagna, dove lo stesso era stato inviato per affari importanti.[11]

Il quadro si completa con l’Annales Minorum a cura del Wadding[12] attraverso il quale, finalmente, possiamo cancellare ogni dubbio sul luogo di origine del vescovo acquisendo nel contempo altri elementi sulla vita del Vitali: “… Ad Cephaludensem in Sicilia, sub Archiep. Messanen. Per obitum Joannis, VI Kalendas Decembris, Franciscum Vitalem de Noya Apulum, quem licet acta Consistorialia dicant Archidiaconum fuisse Ecclesiae Syracusanae, idque fateatur Rochus Pyrrus in sua de Cephaludensi Ecclesia notitia, tamen Ordinis Minorum fuisse affirmat, et celeberrimum Theologiae Artiumque Doctorem Parisiensem in Scoti doctrina, cuius libros doctissimis ornavisse dicit postillis, eximium Regis Ferdinandi Catholici Magistrum et a secretis. Haec non mihi adeo certa sunt, quam ante assumptionem ad Episcopatum Archidiaconum fuisse Syracusanum, quod Coenobitae praesertim Minoritae videtur adversari. Verum est frequens usuque receptum sub illud tempus fuisse, Regulares sive ob praeclara merita, sive ob intercessionem Principum, quibus erant vel sanguine conjuncti, vel obsequio cari, ad beneficia ecclesiastica, Abbatias aliasque dignitates dispensare, de quo passim occurrunt in regestis Pontificiis monumenta. Aliquot indicavi Patribus Conventualibus concessa, aliaque innumera supersunt. Catalogus valde diminutus Ecclesiae Licien. ad me missus, refert hoc anno ad eamdem assumptum fratrem Franciscum Apulum Regularis Observantiae eadem urbe natum, sed morte praeventum, possessionem non fuisse adeptum. …”.[13]

A questo punto è palese che questa catena di equivoci che hanno portato nel tempo ad attribuire al Vitali origini anoiane è nata esclusivamente da un’errata interpretazione del nome del luogo di nascita dello stesso, ingenerato esclusivamente da omonimie ed assonanze.

Con l’annotazione del Wadding “de Noya Apulum”, è chiaro che ci si riferisce a Noja in Puglia, e cioè all’antica Noja nei pressi di Bari, oggi conosciuta come Noicàttaro. Inoltre bisogna dire che Anoia, come si può evincere da alcuni documenti del periodo, veniva trascritto con Anoyi o Anoya[14] e poi anche con Annoia[15] o Annoya[16] e per contrazione Anoja.

Evidentemente era nel destino che il nome di Noja dovesse essere oggetto di confusione con quello di altri centri del Regno. Infatti, oltre all’assonanza con Anoja[17] in provincia di Reggio Calabria, vi era un caso di perfetta omonimia tra Noja in Puglia[18] e Noja in Basilicata[19] e anche con Noha nel Salento.[20]

Le due Noja di Puglia e Basilicata conservarono il loro antico toponimo fino ai primissimi anni del Regno d’Italia, allorquando per ottemperare ad una disposizione ministeriale tendente a eliminare l’omonimia dovettero cambiare nome. Da allora la cittadina pugliese assunse il nome di Noicàttaro, mentre quella lucana di Noepoli.

è opportuno, a questo punto, chiarire un’altra notizia riportata dal P. Russo e ripresa dal Barillaro, risalente all’anno 1562 che viene riferita alla chiesa anoiana: “Archipresbytero terrae Noiae, Anglonem. dioc., ac Vicario generali episcopi Cassanem. mandatur ut capiant possessionem, nomine camerae aplcae, abbatiae seu parochialis ecclesiae, abbatiae nuncupatae, S. Nicolai, terrae Noiae, Anglonem. dioc., collatae, per ab Matthaei Aversani, Fabio Pignatello, clerico Monopolitano, sub dat III Non. Decembris, an. II. Dat. Rome, in camera aplca die IX Ianuarii 1562, Pont. us... an.III - Arm. XXX, 203, f. 285v (ol. 278v)”.[21]

Sebbene la chiesa matrice di Anoia è sotto il titolo di San Nicola, appare inverosimile che Anoia, in quel tempo soggetta all’autorità del vescovo di Mileto, potesse appartenere anche ad altra diocesi ed è sicuramente Noja in Basilicata (Noepoli)[22] ad appartenere alla diocesi di Anglona.[23]

Ultimo chiarimento doveroso riguarda un’altra inesattezza storica che vorrebbe Anoia (in provincia di Reggio Calabria)  prendere il nome da una famiglia che l’ebbe in feudo nei primi anni del 1300. Questa notizia viene ripresa dal Valente nella prima edizione del suo Dizionario dei luoghi della Calabria,[24] e – fortunatamente – scompare nella seconda edizione dello stesso.

Tutto ciò è assolutamente infondato anche perché si ha notizia di Anoja già da prima di questo periodo. La storia del feudo di Anoja (che fu prima baronia e poi marchesato, comprendente i casali di Susanoja, Maropati e Tritanti), peraltro ben ricostruita dal Pellicano-Castagna,[25] non fa alcuna menzione di tale famiglia di feudatari.

Invece, dai Registri della Cancelleria Angioina risulta che, nell’anno 1270, Pietro De Noha era il barone di Noha in Terra d’Otranto. I De Noha erano una nobile famiglia di Lecce le cui origini sono documentate sin dal 1253 che godettero nobiltà in molti feudi della Puglia e della Lucania, tra i quali appunto Noha nei pressi di Galatina (LE) e Noja in Puglia (Noicàttaro).

Concludiamo, sperando di aver apportato nuovi elementi utili alla ricostruzione della storia dei centri interessati dal presente lavoro, affermando - fino a prova contraria -  che il Vitali è di Noja di Puglia, il tutto senza egoismo campanilistico e con lo spirito di “dare a Cesare quel che è di Cesare”.

 


[1] La ricerca bibliografica è stata eseguita presso la Biblioteca Comunale di Polistena. Si coglie l’occasione per ringraziare della collaborazione il suo direttore Giovanni Russo.

 [2] A tal proposito si ringrazia lo storico nojano Giacomo Settanni di Noicattaro (BA).

 [3] DOMENICO TACCONE-GALLUCCI, Monografia della Città e Diocesi di Mileto, (ristampa) Arnaldo Forni ed., Sala Bolognese 1984, pag.126.

 [4] EMILIO BARILLARO, Dizionario bibliografico e toponomastico della Calabria, vol. Terzo, Provincia di Reggio Calabria, Ed. Pellegrini, Cosenza 1976, voce ANOIA, pag. 25.

 [5] Ibidem, pag. 26

 [6] P. FRANCESCO RUSSO, Regesto Vaticano per la Calabria, Roma 1975, vol. II n. 11430.

 [7] Anoia è appartenuta alla diocesi di Mileto (VV) fino al 1979, anno in cui una parte dell’antica diocesi di Mileto (e più precisamente il territorio ricadente nella Piana di Gioia Tauro) è stata accorpata alla diocesi di Oppido, che da allora assunse la denominazione di Oppido-Palmi.

 [8] GABRIELE BARRIO, Antichità e Luoghi della Calabria, traduzione italiana di Erasmo A. Mancuso, con le annotazioni di TOMMASO ACETI del 1737, (ristampa) Edizioni Brenner, Cosenza 1979, pag. 276 nota 11.

 [9] HIERARCHIA CATHOLICA MEDII AEVI SIVE SUMMORUM PONTIFICUM, S. R. E. CARDINALIUM, ECCLESIARUM ANTISTITUM SERIES AB ANNO 1431 USQUE AD ANNUM 1503 PERDUCTA E DOCUMENTIS TABULARII PRAESERTIM VATICANI COLLECTA, DIGESTA, EDITA PER CONRADUM EUBEL, S. THEOL. DOCT., Editio Altera, Monasterii MDCCCCXIV, Sumptibus et Typis Librariae Regensbergianae,   pag. 125.

 [10] Francesco di Noja, maestro di Teologia, arcidiacono di Siracusa.

 [11] GIACOMO SETTANNI, Toponomastica Nojana – Strade, Piazze e Contrade 1824-1954, Schena Editore, Fasano di Brindisi 2001, pag. 51.

 [12] ANNALES MINORUM SEU TRIUM ORDINUM A S. FRANCISCO INSTITUTORUM auctore A. R. P. LUCA WADDINGO HIBERNO, Tomus XIV (1472-1491),  Editio tertia accuratissima auctior et emendatior ad exemplar editionis P. JOSEPHI MARIAE FONSECA AB EBORA, Ad Claras Aquas (Quaracchi), Prope Florentiam 1933, pag. 446.

 [13] “… A Cefalù in Sicilia, sotto la giurisdizione dell’Arcivescovo di Messina.  Per la morte di Giovanni, avvenuta il 26 Novembre, è stato mandato Francesco Vitale di Noja Apulo, che gli atti concistoriali ci dicono che egli sia stato Arcidiacono di Siracusa, e questo viene anche ribadito da Rocco Pirro nelle sue note sulla Chiesa di Cefalù; inoltre costui afferma che appartenesse all’Ordine dei Minori, che fosse molto celebre nelle questioni teologiche e dottore parigino nella dottrina dello Scoto, i cui testi dice di aver commentato con postille assai dotte, esimio maestro di Re Ferdinando il Cattolico e infine esperto in misteri religiosi. Questi dati non sono per me assolutamente certi, tuttavia prima di aver assunto l’incarico di Arcidiacono presso il Vescovato di Siracusa, sembra che sia stato ostile nei riguardi dell’Ordine Cenobita Minore. è comunque certo che in quei tempi vi era la pratica comune e frequente di concedere ai canonici benefici ecclesiastici o per meriti illustri, o per l’intercessione da parte dei Principi, a cui si era legati o per parentela o per devozione, di concedere altre dignità ecclesiastiche, delle quali si trova testimonianza nei testi pontifici. Ho messo in evidenza alcune concessioni fatte ai Padri Conventuali, e ne esistono altre assai numerose. Un catalogo da me mandato presso la chiesa Liciense e assai sciupato riporta che in questo anno è stato dato l’incarico al frate Francesco Apulo dell’Ordine degli Osservanti, nato nella stessa città, ma che, essendo morto anzitempo, non aveva assunto l’incarico. …”.

 [14] La Platea di S. Stefano del Bosco, a cura di Pietro De Leo, Rubbettino ed., Soveria Mannelli 1998, vol.2, pag. 479.

 [15] LORENZO GIUSTINIANI, Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli - Tomo I, (ristampa) Forni Ed., Bologna 1969, pag. 200. “ANNOIA  terra in provincia di Calabria ultra, in diocesi di Mileto, lontana da Catanzaro miglia 70. in circa. Ella è stituata in luogo piano, e vi si gode una buon’aria. Sotto i due nomi di Annoia inferiore, ed Annoia superiore, si comprendono quattro popolazioni, cioè Annoia di sopra, Annoia di sotto, Maropati, e Tritanti…”.

 [16] In Stemmario Italiano delle Famiglie Nobili e Notabili, a cura di A. RICOTTI BERTAGNONI, La Remondiniana Editrice, Bassano del Grappa MCMLXX, vol. I tav. n.97, viene riportato lo stemma dei “Trotta di Annoya”. Questa antica famiglia calabrese si trasferì nel XVI sec. nel Molise (a Toro prov. di Campobasso). Carlo Trotta è riportato come 1° Barone di Annoya.

 [17i] Così si chiamava Anoia fino ai primi anni del ‘900.

 [18] LORENZO GIUSTINIANI, Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli - Tomo VII, (ristampa) Forni Ed., Bologna 1970, pag. 51. “NOJA in terra di Bari, è in diocesi della città di Bari, da cui n’è lontana miglia 9, e 3 dal mare. … In oggi si possiede dalla famiglia Carafa con titolo di Ducato”.

 [19] Ibidem, pag. 50-51. “NOJA,  terra in provincia di Basilicata, in diocesi di Anglona, e Tursi distante da Matera miglia 44 in circa, e 24 dal mare Jonio. Comprende cinque altri casali, cioè: Terranova, Sangiorgio, Cersosimo, Casalnuovo, e Sancostantino. Questi due ultimi sono abitati da Albanesi. La terra di Noia è sita in un picciol monte ove respirasi buon’aria. Verso mezzogiorno tiene il picciol fiume sarmento il quale suole talvolta molto gonfiarsi colle alluvioni. Dall’altro lato tiene un torrente, che va ad imboccarsi nel Sarmento istesso. Il suo esteso territorio confina con Oriolo, Alessandria, Chiaromonte, Senise, e feudo di Favale. …”.

 [20]  Ibidem, pag. 50. “NOE, Nohe, Noia, come trovasi diversamente scritto presso gli autori, e nelle carte de’ bassi tempi, è una terra in Otranto, in diocesi di Nardò, distante da Lecce miglia 15, e 7 da Nardò. Vedesi edificata in un’altura ove respirasi aria mediocre, e si vuole di molta antichità, ed abitata da’ Greci. …”.

 [21] P. FRANCESCO RUSSO, Regesto Vaticano per la Calabria, Roma 1978, vol. IV n. 21031.

 [22] Si forma nel XII sec. Fu feudo normanno, fece parte della contea di Chiaromonte e successivamente fu feudo dei Sanseverino, principi di Bisignano, che eressero il castello e le opere fortificate. Fu comune autonomo dopo l’eversione della feudalità.

 [23] Antica diocesi oggi soppressa ed aggregata a quella di Tursi (MT). Nel 1167, il feudo di Anglona riceve dal Sovrano la terra di Noja e di Nocara, per aver partecipato alla Crociata in Terra Santa con sei cavalieri e quaranta fanti.

 [24] GUSTAVO VALENTE, Dizionario dei luoghi della Calabria, Ed. Frama’s, Chiaravalle Centrale 1973, pag. 54-55.

 [25] MARIO PELLICANO CASTAGNA, La storia dei feudi e dei titoli nobiliari della Calabria vol.1, Ed. Frama Sud, Chiaravalle Centrale 1984, pag. 113-118.

 

 

(*) pubblicato in CALABRIA SCONOSCIUTA, Anno XXVIII, n.105, Gennaio-Marzo 2005, pp. 53-55.