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La statua di San Rocco di Polistena non è dei Morani: lo sono quelle di Cirella di Platì e di Melicucco! |
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di Giovanni Russo |
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A voler seguire l’assunto di qualche studioso[1], a proposito dell’artistica statua di S. Rocco che oggi si conserva dentro la Chiesa Matrice di Polistena, dovremmo accettare passivamente l’attribuzione della paternità di tale opera lignea allo scultore locale Francesco Morani (1804-1878). Tale attribuzione, priva di qualsiasi supporto scientifico, crediamo vada riveduta, per amore di verità storica ed alla luce di alcune considerazioni e di apporti documentari. Che nella vecchia Polistena, distrutta dal terremoto del 5 febbraio 1783, esistesse una statua con la raffigurazione di S. Rocco, ce lo conferma il resoconto delle Visite Pastorali[2] del 1712 e del 1716 effettuate all’omonima chiesa di jus patronato universitario, che noi abbiamo potuto rintracciare. Nella prima, infatti, a proposito della statua, così viene tramandato: “In d.a Ecclesia adest simulacrum S. Rochi et in die suae festivitatis processionaliter defertur p. civitatem cum magna fidelium devotione et concursu populorum et convicinium” e, nella seconda : “Habet statuam S. Rochi in armario servata et in die suae festivitatis cum magna devotione defertur per vias et plateas civitatis”. Quindi testimonianze certe di un culto molto sentito già all’epoca, e di una processione con la statua di San Rocco, cui partecipava molta gente del luogo ma anche forestiera. Così recita, invece, il testo dello storico polistenese[3]: “L’altare maggiore, riccamente guarnito di fregi marmorei, custodiva una statua in legno raffigurante S. Rocco, andata purtroppo distrutta, con le altre statue, insieme alla chiesa, nel terremoto del 1783 (la statua odierna è opera lignea di F. Morani e risale al sec. XIX)”. Che sia “andata purtroppo distrutta, con le altre statue”, il nostro autore non lo dimostra con certezza suffragata da probanti documenti e, pertanto, rimane un assunto che lascia il tempo che trova. Circa le “altre statue”, ci dovrebbe spiegare il nostro storico quali fossero, visto che la chiesa di S. Rocco, molto piccola, ebbe sempre un unico altare su cui, nel 1586, figurò solamente un quadro in tela vecchio con l’imagine della Madonna S.ma di San Sebastiano et san Rocco”[4], mentre, successivamente, come si potrà riscontrare in tutte le Visite Pastorali, ebbe la sola statua del titolare San Rocco. Che la vecchia statua del santo francese non sia andata distrutta, bensì recuperata e conservata nell’attuale Chiesa Madre, visto che l’antica chiesetta di S. Rocco non fu, dopo il terremoto, riedificata, ce lo confermerebbero alcuni documenti che , di seguito, poniamo in rassegna. Se andiamo a leggere la parte relativa a Polistena del Piano del Marchese di Fuscaldo[5], del 1796, troviamo che veniva riservata una spesa di annui ducati 15 per la celebrazione della festività di S. Rocco. Quindi, vi si svolgeva, nel 1796, una festa di S. Rocco. E con quale statua, di grazia ? Nel 1799, troviamo notizia di una vera e propria processione di S. Rocco. Infatti, in una platea dei Domenicani polistenesi[6] vi è la seguente registrazione di spesa sostenuta dai frati del ricostruito convento, in occasione della processione di S. Rocco: “Process.e S. Roc. : Per la Croce di S. Rocco : - 05”. Un'ulteriore ed importante conferma della presenza di una statua, ancora nel 1802, la possiamo ricavare dai Conti Comunali[7]. Così, infatti, una registrazione del 20 Luglio 1802: "Pag.ti a m.ro Michelang.lo Tripodi p. un rot.o di cera si consumò nell'ottavo celebrata nell'ottava di S. Rocco p. la epidemia, che correva, e p. accomodare la bara di d.o S.o, come dal mand. f. 166... D. 1 - - -". E' chiaro il riferimento alla bara processionale di San Rocco. Quindi, se vi fu una bara, ormai forse deteriorata dal tempo e che si provvide ad accomodare, vi fu, senza meno, una statua, altrettanto antica, del santo di Montpellier. Per il 1819, abbiamo la certezza che in Polistena si svolgesse una solenne festa (con processione) di San Rocco. Così una dichiarazione dell'epoca[8]: " Dichiaro io qui sottoscritto Procurat.re della festa di S. Rocco, aver ricevuto dal Sig. Can. D. Dom.co Ant.o Cannata, qual Amministrat.re dè Beni della Parrocchia Vacante di questo Comune di Polistina, la somma di ducati quindici, per solennizzare la sud.a Festa celebrata il dì sedici corr.e Agosto 1819, giusta l'assegnaz.e fatta dal Sig.r Marchese di Fuscaldo nel suo Piano Ecclesiastico, ch'è conservato, ed è tuttavia in esecuz.e . In fede del vero ho fatto, e firmato il presente. Polistina 19 Agosto 1819. Can.co Bruno Bruzzese Procurat.re". Nella Visita Pastorale[9] del 1822, effettuata alla nuova chiesa Matrice, troviamo un altare dedicato a S. Rocco. Quindi, se c’è l’altare, dovremmo quanto meno presumere che sopra di esso potesse esservi una statua, visto che di pale d’altare o quadri con la raffigurazione di S. Rocco, nella nuova Chiesa Matrice, non vi è traccia. Ulteriore attestazione della presenza di una statua di S. Rocco la troviamo nella documentazione relativa alla processione di S. Marina del 1834, poi superiormente vietata per motivi di ordine pubblico. In tale occasione, infatti, sorsero animosità in quanto nella processione con la lunga teoria di santi, si voleva anteporre proprio la statua di S. Rocco col pretesto che questi era ritenuto Compatrono della Città. Altra attestazione della presenza della statua di S. Rocco, nel 1847, è rintracciabile nell’Inventario dei beni della Chiesa Madre, redatto dall’Arciprete Francesco Zerbi sotto la data del 19 settembre. In esso inventario, dopo la statua di S. Marina, viene appunto, elencata “quella di San Rocco compatrono”[10] Da questa veloce panoramica documentaria si potrebbe trarre la considerazione che l’antica statua del santo, forse, non è andata distrutta ma recuperata, al pari di altre statue della vecchia Polistena, che tuttora si conservano nelle varie chiese (vedere, ad esempio le statue di Santa Chiara e Santa Veneranda, San Giuseppe, e tante altre di cui ci occuperemo altra volta). Quella di San Rocco, quindi, proprio perché probabile statua settecentesca, rovinata da un restauro grossolano effettuato negli anni ’60 di questo secolo, andrebbe, oggi, riportata agli originari colori, da mano veramente esperta, onde evitare restauri con risultati discutibilissimi che, nel caso di altro pregevole gruppo statuario, a suo tempo, furono eseguiti da mano inesperta che badò solamente a ridipingere con colori di fantasia. Quindi, quando Francesco Morani realizzò la statua di S. Rocco di Polistena, voluta dal nostro storico locale ? Noi crediamo mai. Diversamente, ci aspettiamo l'indicazione di documenti con la datazione precisa. Francesco Morani, invece, e il fratello Giovanni, (figli di quel prolifico sorianese Fortunato Morano), realizzarono sì un San Rocco ma non per Polistena.
A scoprirne la paternità fu l’amico Prof. Francesco Marafioti[12] di Monasterace Marina che, in un lavoro di semplice ripulitura della statua, riuscì a portare alla luce parte dell’originaria iscrizione che i due polistenesi avevano apposto e che, nel corso degli anni, era stata coperta. L’iscrizione ora visibile, ma indicataci dal Prof. Marafioti, è la seguente: “FRANCESCO E GIOVANNI MORANI SCULPIRONO…”. Nella parte mancante vi sarà stata l’indicazione della data che, stando alla cronologia delle opere dei due fratelli, si potrebbe collocare, orientativamente, alla metà del sec. 19o. Il simulacro di Polistena fu, probabilmente, fonte di ispirazione non solo per quello di Cirella di Platì, ma anche per quello di Melicucco di cui diremo avanti. Statue dei Morani ve ne sono tante. E’ il caso di ricordare tra quelle di Polistena che recano una data ben precisa : S. Francesco d’Assisi (di Francesco e Fortunato, del 1854), S. Giuseppe (di Francesco e Fortunato, del 1856), Cristo Risorto (di Francesco e Giovanni, del 1856), la Deposizione dalla Croce (di Francesco e Giovanni, del 1859), S. Diego[13](prima del 1834), oltre quelle non firmate e non datate : il S. Francesco di Paola, la SS. Annunziata, etc. etc. Il San Rocco di Cirella, (molto vicino nelle fattezze del viso, dei capelli, della barba al Cristo Risorto di Polistena che si conserva nel palazzo Valensise), potrebbe essere di qualche anno più vecchio in considerazione che nella stessa chiesa della cittadina jonica vi sono dei pregiatissimi stucchi, forse riconducibili agli stessi Morani[14] che, oltre ad essere statuari, furono anche rinomati decoratori e stuccatori che disseminarono in molte località calabresi, la loro opera che andrebbe posta nel giusto merito, con adeguato e scientifico studio. Dall’Oppedisano[15] sappiamo che dallo stesso Arciprete Fazzari, nel 1843, fu diroccata la cappella dell’Immacolata (di jus patronato Gelonese-Romeo) perché volle costruire una nuova navata che portò, regolarmente, a compimento. Il Fazzari affidò, in tale occasione o successivamente, il lavoro degli stucchi, oltre che della statua ? A questo, per il momento, non sappiamo rispondere. L’unica certezza delle opere realizzate dai due fratelli scultori pianigiani, e conservate a Cirella, è la paternità della statua realizzata dai Morano che, a Polistena, a partire dal capostipite Fortunato[16], costituirono, nel corso del sec. 19°, il fulcro di ogni manifestazione artistica. Francesco, Vincenzo, Giovanni e Domenico Morani, figli di Fortunato e di Pasqualina Mamone, in ogni campo della scultura, della pittura, della decorazione a stucchi, della statuaria, lasciarono la loro impronta indelebile. Ma, nel mentre Vincenzo e Domenico spiccarono il volo per altri lontani ed importanti lidi dove hanno avuto consensi e riconoscimenti (caratteristica dell’emigrazione di ogni tempo), Francesco e Giovanni non rinunciarono a rimanere a respirare l’aria della loro terra natia dove, insieme al padre impiantarono una vera e propria bottega in cui si formarono, quando erano ancora giovani, artisti del calibro di Michelangelo Russo, Rosalio e Giuseppe Scerbo, Francesco e Vincenzo Jerace, Giuseppe Renda, etc. La scoperta del San Rocco di Cirella di Platì aggiunge alla già consolidata tradizione artistica polistenese una nuova ed importante tessera.
“SCOLPI’ F. MORANI 1820 / RISTAURATA 1969 G. TRIPODI”L’iscrizione, come si evince, non è quella originaria e l’opera, stando alla data (1820), dovrebbe essere riconducibile a Fortunato Morano (padre di Francesco e Giovanni) e non al figlio Francesco, anche perché, in tale epoca, quest’ultimo aveva appena 16 anni. La statua, comunque, potrebbe essere anche più tarda, se è vera quella fonte orale della massaia del luogo che “ricorda la statua portata a spalla da Polistena a Melicucco”[17]. In tal caso, il S. Rocco di Melicucco dovrebbe essere attribuito a Fortunato Morani di Francesco, che, come si sa, lavorava assieme al fratello Vincenzo[18]. Polistena, non ha mai dedicato l’intitolazione di una via cittadina ai vari Fortunato, Francesco, Giovanni e Domenico Morani[19]. Stesso discorso vale per gli scultori Michelangelo Russo e Vincenzo Luisa Jerace (a quest'ultimo, pare sia stata proposta l'intitolazione di una viuzza insignificante e sperduta). Cosa si aspetta a toglierli dall’atavico oblìo, per additarli alle nuove generazioni come esempi di grandezza artistica e di orgoglio polistenese? [1] V. FUSCO. Polistena : Storia sociale e politica : 1221-1979, Reggio Calabria 1981, p.197; [2] ARCHIVIO STORICO DIOCESANO MILETO (ASDM), Atti di Sante Visite, v.6°(1712), f. 802 e v.7° (1716). [3] V. FUSCO, Dolce paese : suggestioni immagini memorie, Polistena 1991, p.277, nota n. 344. [4] ASDM, Atti di Sante Visite, v. 4°, f. 853. [5] G. RUSSO, Polistena nelle immagini di ieri. Palermo 1985, p. 181-182. [6] A.S.D.M., II, i, 8 : Libro d’Esito di q. venerabile Con.to del SS.mo Rosario di q.a Città di Polistina incominciando il Priorato il M.to R.do P.re Pred.re G.le di d.o Con.to Fra Dom.co M..a D’Aloysio, Anno 1798. Vedere Esiti del Luglio 1799. [7] ARCHIVIO DI STATO REGGIO CALABRIA (ASRC), Inv. 32 /1, b. 895, fasc. 3005, f. 11v. [8] A.S.D.M, Cartella Polistena Parrocchia. [9] A.S.D.M., Atti di S. Visita, v. 14°(1822) Vedere parte relativa a Polistena. [10] G. RUSSO, Polistena : la chiesa madre (1783-1983). Rosarno 1995, p. 132. [11] Per le notizie su Cirella, e nello specifico quelle di carattere religioso, cfr. : A. OPPEDISANO, Cronistoria della Diocesi di Gerace. Gerace Superiore 1934, pp. 277-279. [12] Ringraziamo l’amico Francesco Marafioti, valido e qualificato restauratore che, tra i tanti interventi, ha concluso, magistralmente, quelli di S. Michele di Cinquefrondi, il Sant’Antonio e la Madonna del Rosario di Polistena. [13] Una data, del 1862, la rileviamo dall’Inventario redatto, nel 1980, dal Parroco D. Peppino Falleti. Nel 1995, ad opera di Francesco Morani, fu effettuato un restauro durante il quale fu inserita la seguente nuova iscrizione: “Opera del 1848 dello scultore F. Morani Restaurata nel 1975 da E. Morani e nel 1995 dal figlio Francesco”. E’ evidente che l’originaria iscrizione sia stata manomessa. La statua, a nostro parere, va considerata come scolpita prima del 1834. In tale epoca, infatti, durante la caratteristica processione di S. Marina Vergine, i padri Osservanti che gestivano la Chiesa di S. Maria della Concezione, parteciparono con le loro statue di S. Diego e di S. Antonio. Cfr. G. RUSSO, Polistena : la chiesa madre…op.cit., p. 97. [14] A parte i documenti di committenza che si potrebbero recuperare in qualche archivio pubblico o privato, anche uno studio comparativo potrebbe confermare o smentire tale nostro assunto. [15] A. OPPEDISANO, Cronistoria…op.cit., pp. 277-279. [16] G. RUSSO, Fortunato Morano (Soriano Calabro 1778-Polistena 1836) : Precisazioni sul Capostipite di una progenie di artisti polistenesi. Polistena, 2000; A. TRIPODI, Sulla biografia di Fortunato Morano, in Rogerius, a.V, n.1- Gennaio / Giugno 2002, pp. 159-163. [17] Cento opere per una collezione : Aspetti dell’Arte del Novecento a Reggio Calabria, A cura di Maria Festa, Pina Porchi, Rachele Sciarrone. Reggio Calabria, stampa 1999, p.139. [18] Le statue o gli stucchi prodotti dai due sono innumerevoli. Non mancano loro opere distrutte dal terremoto del 1908. Va qui ricordata la decorazione della Cappella del SS. Sacramento della Chiesa Matrice di Jatrinoli che, come scrisse Mons. De Luca, fu eseguita “dai rinomati Fratelli Morano Fortunato e Vincenzo da Polistena, con altare in marmo, costruito dal marmista Grassi di Palmi. Tutto ciò, venne distrutto dal terremoto del 908”. Cfr.: F.M. DE LUCA, Monografia di Jatrinoli e memorie antiche e recenti calabresi. Reggio Calabria 1928, p. 123. [19] Solo Vincenzo Morani è stato oggetto dell’intitolazione della via che conduceva all’originaria casa della sua famiglia.
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