IN RISPOSTA AL SIG. GIOVANNI PECORA,
NOVELLO  PALADINO DELLA CULTURA DEL CEMENTO

  

Nei giorni scorsi, qualche attento polistenese che, nel sito del Centro Studi Polistenesi, aveva letto un mio appello a pro della conservazione di ciò che rimane del nucleo originario della vecchia Polistena, contro la volontà di abbatterlo per costruirvi due strade, approfittando del "Forum" di "Polistena.net", a suo modo e con la passione che contraddistingue coloro i quali sono sensibili verso la propria storia e la propria identità, ha cercato di rivolgersi a tutti i concittadini, invitandoli a prendere coscienza relativamente a tale importante occasione che, se attuata, rappresenterà la perdita degli ultimi resti del patrimonio storico-archeologico della cittadina.

Il sig. Giovanni Pecora, gestore del sito e del forum, pur avendo letto che a promuovere tale appello era il Centro Studi Polistenesi, in maniera molto chiara, non solo ha respinto le motivazioni storiche dell’appello, cercando di giustificare la volontà di chi oggi vorrebbe abbattere tali reliquie sacre (alla stessa maniera di quando, in altri tempi, è stato smantellato ciò che rimaneva dell’antica Chiesa Madre che era situata dove oggi c’è la sede dell’INPS), ma addirittura ha lasciato ad intendere che, a suo tempo, nessuno si è opposto a tale scempio.

Vorrei ricordare a questo novello paladino che, in quella occasione, oltre al defunto mons. Francesco Vincenzo Luzzi ed al sac. D. Franco Borgese, anche il sottoscritto e diversi altri cittadini, si sono opposti a tale operazione che è sta perpetrata scavando anche di notte, per paura che il lavoro venisse bloccato.

Nel mio libro "Polistena nelle immagini di ieri" (Palermo 1985), dopo essermi soffermato con scritti ed immagini alquanto eloquenti (pp.70-72) a denunciare quanto di terribile e di mostruoso era stato realizzato, auspicavo, per il futuro di ciò che rimaneva, una più attenta tutela che non fosse attuata secondo criteri astratti, ma nel rispetto del diritto dei cittadini di vedere salvaguardata la propria storia contro ogni esasperata ansia del nuovo, contro l’abitudine di lasciar cadere i monumenti per poi darli come rovinati e demoliti, a dispetto del naturale vincolo che dovrebbe proteggerli.

Cosa ha fatto, in quell’occasione, questo intellettuale tanto esperto della storia di Nerone o di Tigellino ? Nulla.

Oggi, questo personaggio, "ancora zoppicante per la caduta sul ponte San Rocco", non solo taccia l’estensore dell’appello (che sarei io) di integralismo, ma addirittura, contravvenendo ad ogni logica della privacy, nel suo forum, aizza contro di me i suoi lettori (offrendomi al ludibrio dei cani), per averlo diffidato a rimuovere dal suo sito le mie pagine di storia di Polistena.

Egli dimentica che il sottoscritto, ad una sua richiesta verbale, mesi e mesi fa, aveva concesso, benevolmente e senza esitazione, quanto era stato concepito per il Centro Studi Polistenesi.

Se essere integralisti significa abbracciare la tesi a difesa della storia, dell’antichità e dei valori polistenesi che, ormai, egli ha definitivamente dimenticato, allora, da orgoglioso di essere coerente a questa causa, voglio rimanere "integralista" o "fondamentalista", come mi definisce quell’ignaro partecipante al forum, e non "pagnottista" in balìa dei venti.

Sappino quegli ingenui polistenesi o quei signori emigrati che, in maniera anonima (non mi permetto di dire "vigliacca"), hanno dato piena solidarietà al Sig. Pecora, oltre che demonizzare il sottoscritto con aggettivi poco qualificanti, che, qualora volessero leggere il mio scritto sulla storia di Polistena o guardare le fotografie ad esso allegate (parecchie di proprietà di Giovanni Quaranta), lo possono fare nel sito del CSP (www.polistenaonline.it).

Già, loro non possono conoscere bene questo sito anche perché il sig. Pecora, una volta ottenuta la concessione da me, non ha collegato con un link il sito del Centro Studi Polistensi, bensì si è preoccupato di prendere solo la pagina della storia.

Io, al contrario, ho anche inserito  il link al suo sito in quelli del CSP.

Abbia il coraggio il sig. Pecora di elencare tra i suoi links anche quello del Centro Studi Polistenesi : non priverà, così, i suoi affezionati.

Se ho mandato l’e-mail con la richiesta di rimozione di quelle pagine, non è per un capriccio cervellotico, ma perchè non vedo la necessità di mantenere uno scritto di un "integralista-fondamentalista" nel sito di chi la storia di Polistena, invece, vuole cancellarla, demolirla, non per convinzione (perchè in fondo quando parla dell’antica Chiesa Madre ammette lo  "scempio"), bensì per mero e bieco opportunismo.

Sono certo della buona fede di coloro che hanno partecipato al forum, come sono convinto che, una volta letto l’Appello per la conservazione delle reliquie dell’antica Polistena (documento che ognuno di loro deve farlo proprio, in nome di quella polistenesità tanto rimarcata) e, una volta resisi conto che la storia di cui loro sono tanto amareggiati per non averla più trovato nel sito "pecorino", ce l’hanno lo stesso, anzi non è stata mai rimossa, avranno modo di ringraziarmi e di ritirare tutto quanto ingenuamente sostenuto.

 

Giovanni Russo

Polistena, 4 febbraio 2005