|
L'ALTRA FACCIA DELLA PSICHIATRIA… MODERNA ! ? |
|
Dott. Leonardo Scarfò* |
|
______
La
psichiatria oggi, in Italia, non è più come un tempo, quando
esistevano i manicomi dove erano internati uomini malati ed incompresi!
Erano soggetti rifiutati dalla società perché la loro follia ricordava
l'evanescenza della mente umana con tutti i suoi limiti e c'era la paura
che commettessero orribili delitti; ma, da sempre ed ancora oggi,
persone che conducono un'apparente vita “normale” compiono orribili
delitti! Era il tempo in cui questi individui sfortunati erano trattati
come bestie; riuniti in casermoni, immersi tra le loro feci ad urlare,
come cani, i loro deliri. L'assistenza di allora era insensibile e
scadente, regolata da rudi ed incolti infermieri, assunti in base
all'altezza e alla forza fisica che presentavano, dato che avrebbero
dovuto affrontare malati cosiddetti “furiosi”; erano “reclutati”
da un sistema clientelare medico-politico che gestiva il manicomio più
come “cosa propria” che come “luogo di cura”.
Sequele
di documenti mostrano tristemente come l'uomo abbia agito con la sua
specie ammalata!
Gli
psichiatri del tempo, nelle occasioni ufficiali, arzigogolavano
interpretazioni teoriche affascinanti (vedi la nascita della
Fenomenologia) ma poco produttive sul piano pratico, quasi come per
giustificare la grossolana contraddizione (leggi “scissione”) che
esisteva tra la loro “alta coscienza scientifica ufficiale” e il
loro “ordinario operato quotidiano”: erano, nella vera sostanza,
“guardiani speciali” che, in qualche brutto caso, si trasformavano
in “gerarchi della mente e del pensiero malato”, ammantando tutto di
seducenti razionalizzazioni scientifiche!
Sugli
afflitti e malcapitati di allora si sperimentavano barbarie crudeli e
disumane come l'insulino-coma-terapia e l'elettroshock nel tragico
tentativo di cercare quel “quid” risolutore; ma altro dolore
gratuito si aggiungeva alla già sfortunata condizione di vita di quegli
“esseri” !
Cose
che, come si è visto a posteriori, non hanno condotto a nulla e non
hanno prodotto nulla di terapeuticamente valido! Brutti tempi quelli, di
un contesto politico repressivo che abortì la nascita della psicologia
e che intralciò perfino l'opera solidale della Chiesa !
Oggi,
non è più così perché tanti uomini di sicura fede scientifica, si
sono battuti per cambiare quella desolante realtà, restituendo dignità
umana al malato di mente. Oggi esistono, grazie alle loro intuizioni,
strutture psichiatriche organizzate che “erogano prestazioni” e
reparti in cui le persone non sono più “bestie”….i malati cronici
sono ospitati in strutture residenziali pulite con un numero di posti
limitato dove la vita giornaliera è organizzata da volenterosi
“operatori”.
Ma
nonostante questo visibile cambiamento della “gestione fisica” del
malato, non è raro ancora oggi, il caso in cui si trovano “ville
residenziali” dove si ri-presentano atmosfere da regime d'altri tempi
!
La “moderna” psichiatria ha, ancora, un'altra faccia arida,
statica ed indifferente perché rimane distante quella condizione
ottimale cui aspirare e cioè che il malato possa “guarire
totalmente” dalla malattia e sia restituito integro alla famiglia ed
alla società !
Si,
perché la vera ricerca scientifica della psichiatria, quella orientata
alla dimensione psichica, fatta da uomini animati dal solo interesse per
la “scoperta del mistero della malattia” e per il “bene del suo
simile”, è finita da un pezzo! E
quando qualcuno (come un tal “Fagioli” per es.) esce dalla mischia e
dice di avere “scoperto” qualcosa di nuovo, rimane inascoltato perché
la sua “scoperta” non muove….. “soldi”.
Chi,
infatti, oggi, può rispondere al tenore di queste domande: Come e perché
originano e si producono le allucinazioni? Quale significato rivestono
nell'economia psichica? Perché interagiscono solamente con l'interno e
non con l'esterno della mente del malato? Perché attaccano elementi
fondanti la personalità, come l'identità di genere, l'identità
personale e genitoriale? Perché possiedono carattere vessatorio e
spingono la persona affetta a gesti suicidari o comunque lesivi ? Chi,
oggi, conosce la verità ed il modo di guarire definitivamente? Nessuno;
perché questo modo di ri-cercare è finito e mentre, le allucinazioni
criticano, condannano, disprezzano, umiliano, avviliscono, svalutano,
odiano, deridono, offendono di continuo la persona malata finché Egli,
sfiancato, nell'assenza di un'autentica volontà personale, ci crede e
combina qualche danno, patendone le conseguenze medico-legali,
l'industria farmaceutica informa di sé il dibattito culturale e “fa
ricerca”, animata solamente dal primato economico ed orientata da soli
assunti neurofisiologici, la cui direzione non è cambiata dagli anni 50
e non può cambiare per l'endemica cecità che preclude gli orizzonti:
scava sempre più in profondità, in un interesse continuo ed ossessivo
ai soli scambi fra mediatori chimici e strutture neuroniche per cercare
l'origine e la “cura” - che non esiste - della malattia !
Anziché
ricercare sul “software” la dinamica dell'errore (l'origine della
malattia) si dirige, da sempre, sull'”hardware” (neuroni-mediatori):
per dirla con una analogia informatica!
I
danni collaterali (iatrogeni) dei potenti e costosi neurolettici di oggi
che ottundono l'affettività della persona e che bloccano le azioni
umane, il rischio sempre più possibile della sindrome neurolettica
maligna anche in soggetti adattati all'abuso, sono la sola spina nel
fianco dell'industria alla ricerca di un <<eldorado>>
economico, se non fosse che, già da quei famosi anni, non ci sono
concrete novità; anzi, alle volte, si assiste al recupero di vecchi e
dimenticati intrugli (molecole), chissà! tante volte, dovessero
ri-salire la cresta dell'onda commerciale !
Gli
psichiatri di oggi, come quelli di un tempo, in questo grave gioco di
ruoli, attendono fermi ed impassibili le novità che dovrebbero arrivare
dalla “pacifica guerra” di molecole tra le grandi lobby
farmaceutiche, presentata dall'interessato turn-over degli
informatori…Nel mentre, assumono, spesso incoscienti, atipiche identità:
come nuovi “speziali” che, occupati con pantomimica serietà dalla
coazione a ripetere di “mettere e levare” quantità di farmaci,
tentano il governo degli affetti e del “sentire umano malato”, ma…
ancora la “pozione” trasformante la condizione malata in sana non è
stata scoperta !
Un
tragico gioco che abolisce, con la somministrazione a tutto tondo di
medicine che si usano in modo trasversale, la verità della sostanza
psichica della persona malata così com'è, e che non combatte per la
sua modificazione! E se per le “psicosi” le cose sono così disarmanti; per le “nevrosi”, nonostante le università blaterino senza fine dell'offerta, sempre più vasta, di psicoterapie, in alcuni servizi psichiatrici, alcuni psichiatri, nascondono ai malati di questa pur esistente ed esile possibilità, per la paura di restare essi stessi senza pazienti (leggi senza fama e senza onore) e per l' egoismo di essere richiesti solamente loro da quelle folle bisognose! Spesso “rispondono” ai malati, che chiedono guarigione, con cavillose ed incomprensibili spiegazioni farmacologiche, che nulla modificano della struttura psicologica della loro malattia, oppure, con grande trasformismo, nel segreto dell'ambulatorio, s'improvvisano, al bisogno, tuttologi, psicoterapeuti, psichiatri olistici nonostante alcuni lavorino senza essere specialisti! Per questi ultimi, non è necessaria una cultura psichiatrica da geni, quando prescrivono ad una anziana signora, che vive uno stato d'ansia, un comune benzodiazepinico o quando, in quei penosi casi di insufficienza mentale agitata, non c'è altro da fare che dosare la medicina! Altra cosa è però il dovere morale ed eticamente corretto di offrire ciò che oggi è già patrimonio di tutte le conoscenze!
Ma
c'è anche che il malato vuole una guarigione immediata che passa per
una qualche capsula da ingoiare subito, per ri-sorgere subito da quel
male oscuro che lo affligge ed ecco allora come il cerchio di complicità
si chiude: 1. il malato chiede un rimedio immediato, 2. il medico
prescrive con soddisfazione, Un
circolo saprofitico perfetto dove il malato rimane lo stesso a vita,
prova ne è della moltitudine di casi che vivono in famiglia che, per
tutta la loro esistenza, si “nutrono” di pillole senza mai guarire,
fino ad esserne alterati perfino nell'espressione corporea naturale!
Invece di liberare le persone dalle schiavitù e dalla dipendenza
della malattia, l'assurdo orientamento della psichiatria attuale, che
non vuole ammettere il suo reale fallimento, è quello di legarli a sè
ed ai farmaci neurotropi, convinti come sono che è meglio un uomo-zombi
(anaffettivo) che un cavallo pazzo in giro a far danni.
Da
una dipendenza ad un'altra…dalla follia senza lacci e cinture di
contenzione, al blocco chimico, nella girandola senza tempo dei circoli
(tanto decantati) di dopamine e di quant'altro… alla bisogna…!
L'assunto
base della comune psichiatria, del resto, è impressionante nel suo
riduzionismo: << se non prende le medicine, sta male>>.
Causa ed effetto non si riconoscono più, o forse non si sono mai
riconosciuti… perché mancano modelli terapeutici che volgano la
propria attenzione sul sistema psiche che genera la sofferenza anziché
sul tentativo fallimentare di eliminazione del sintomo di cui il singolo
individuo è portatore. Oltre a questo…nebbie, fittissime nebbie...perchè
non si scopre nulla di nulla, perché nessuno più studia e si lambicca
il cervello per gli altri per amore di questi “ultimi”….ops!
scusate…questo è Vangelo…
Gli
obbiettivi della psichiatria ufficiale, intorno alla salute della
persona malata, sono da anni codificabili in tre concettualizzazioni
sempre uguali a se stesse: 1° la cristallizzazione del concetto di
mantenimento, 2° il controllo sociale, 3° la limitazione dei danni
sociali: tutti derivati dal reale fallimento della guarigione e
dall'espulsione del malato dal contesto sociale. Gli stessi identici
motivi (inconsci) che nel lontano, e mai dimenticato passato, hanno
generato la mostruosità del manicomio (leggi lo “Zilboorg”), si
ripresentano, in forme più ammansite, per essere accettate dal pensiero
scientifico dominante ipocrita ed ingannevole. Quando il malato ha ormai
assunto per anni i temibili neurolettici, tutte le sue funzioni sono
<<sotto controllo>>, egli è cambiato nelle espressioni
affettive, il suo corpo assume posture ed atteggiamenti tipici da
impregnazione ed il suo pensiero è fermo, fisso, immobile, bloccato; il
“pi-zeta” è “compensato” (leggi inerme).
Questa
è l'altra faccia della psichiatria moderna!
Questo è tutto quello che si fa ora!
Ma
quel che è più inaccettabile di tale modernità sono le ipocrisie
(“scissioni psichiche”) inventate intorno al <<superamento
dello stigma>> di malato: mentre sull'altro versante ufficiale
alcuni psichiatri di oggi, come quelli di allora, sembrano essere
impegnati a combattere (si fa per dire) la lotta della eradicazione di
questo grave ed invalidante pregiudizio sociale con esposizioni
scientifiche-letterarie persino appassionate, nel più “privato” di
un reparto non esitano ad irridere il malato nelle sue bizzarrie
comportamentali con le più comuni, espressioni di rozzo humour; per non
parlare della presenza di quel latente, quanto inconscio, gusto
personale di essere padroni del destino di quei “fatui” e di agire
su di loro un certo qual poter di comando!
Il
versante del palcoscenico, vede, come un tempo, alcuni psichiatri, per
nulla al mondo anàgiri, al servizio dell'industria, che dicono di
professione, a convegni, “cose d'incanto”: novità da imbonitori che
nella pratica sono regolarmente rimossi e dimenticate. Una cruda,
quotidiana dissonanza (dissociazione tra il dire ed il fare) con la
quale convivono costantemente come un tempo! Un gioco ipocrita di alcuni
che ci stanno coscienti, perchè traggono vantaggi economici diretti ed
indiretti, di altri perché non hanno la forza di ribellarsi dato che
non saprebbero cosa fare…dopo! Se poi lo sguardo dovesse cadere, come
per un improvviso cedimento delle palpebre, verso il basso della realtà
dei Dipartimenti di Salute Mentale Italiani quel che si trova è ancora
più desolante: centralismi da iper-controllo paranoideo, spirito di
branco o, al contrario, endemici ed insanabili conflitti tra figure
professionali spesso immature, de-responsabilizzazione di situazioni
importanti (leggi di persone gravi), lassismo ed indifferentismo, lotte
di territorio e di mansioni, linee-guida inesistenti e/o arbitrarie,
comunicazioni orientate all'acquisizione di soli sterili dati
diagnostici, stagnazione dei problemi dei pz., assenza di un pensiero
positivo e risolutore.…mentre il malato, in questo impasto, resta
confinato sullo sfondo…o al massimo si <<dovrà trovare una
collocazione in altra struttura>>; una relazione arida e
improduttiva che si consuma presto, quando il malato accetta di prendere
la terapia ogni intervento è già finito. Alla prossima! Ma il concetto
più psichicamente mostruoso ed inaccettabile che
l'industria-psichiatrica ha inventato, consiste nel << malato che
resiste alla terapia>>: quando la psichiatria non guarisce, bolla
il malato come “cronico” e, piuttosto che accettare il suo
fallimento e dire la verità, “incolpa” il paziente del suo
insuccesso il quale diventa capro espiatorio…..di se stesso! Invece di
essere l'emblema evidente della sconfitta scientifica, furbescamente
viene “medicalizzato” l'insuccesso, con il marchio di
...<<resistente alla terapia>>. Le famiglie del malato più indigenti non hanno altra scelta che rivolgersi a quel che trovano sul “territorio”, vorrebbero la guarigione vera del loro caro, ma ormai, delusi e stanchi dopo anni di lotte infarciti di anormalità e di illusioni provate, gettano la spugna, conoscono la verità e si abbandonano alle stranezze del “personale sanitario” che di volta in volta, secondo i turni, incontrano, per bisogno, sul loro cammino. Anche quelle più facoltose, dopo lunghi pellegrinaggi tra i luminari della scienza italiana, sono attese al guado del “territorio”: luogo in cui si arena ogni speranza, luogo di dolore e di stasi dove il malato deve apprendere a diventare compiacente e a non lamentarsi troppo del trattamento se non vuole che gli si aumentino le dosi...luogo di reclusione coatta spesso gratuita e non necessaria (T.S.O.-Trattamento Sanitario Obbligatorio) che finge una falsa morale orientata al bene della persona malata mentre adopera mezzi di coercizione fisico-chimica !
La
verità, purtroppo, è che non esiste cura, ancora oggi, per le gravi
psicosi ma solo blocco psichico e mantenimento (assistenza) attraverso
farmaci, nonostante vi siano, in tutto il mondo, casi sparuti di persone
che sono riuscite, con le sole proprie forze, a risalire la china!
La
verità è che la “cura” è confusa con l'assistenza; ciò è
particolarmente visibile, quando, dopo pochi anni di malattia, muore la
speranza e viene proposta alla famiglia la “pratica” per ottenere la
pensione di invalidità: come dire, dato che guarire non è
possibile, ti “ri-compensiamo” economicamente perché ti carichi
della <<croce>> del tuo familiare, poi…quale fine fanno
quelle quattro “lire” solo Dio lo sa, data la fantasia-bisogno delle
famiglie! Queste,
e tante altre ancora, le ragioni di un profondo rifiuto!
|
| Preghiera: |
|
|
|
Amabilissimo
Cuore di Gesù, Vero Dio e Vero Uomo, Sacramento d'Amore e di Salvezza
per noi, Sete Inestinguibile delle Anime Nostre, Consustanziale alla
Bontà dell'Onnisciente Padre, suscita, in questo tempo, uomini che,
illuminati dalla Tua Grazia, allevino le sofferenze che i Tuoi Figli
incontrano sul difficile cammino verso…Te! Te rogamus, ut catenas et gravia eorum vincula dirompere digneris, ut captivos omni solatio et medicina destitutos sanare digneris ! |
|
|
|
(*) Psicologo-Psicoterapeuta. Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Calabria al n°158. Laureato in Psicologia all'Università di Roma, Giudice Onorario del Tribunale dei Minori di Reggio Calabria, Specializzato in Psicodiagnostica Psichiatriaca Università di Messina, Diploma di Management dell'Area Psichiatria Università di Cosenza, 25 anni ininterrotti di lavoro nel locale Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell'Ospedale di Polistena.
|