Antonio Piromalli

(Maropati 1920 - Polistena 2003)*

di Rocco Liberti

 

 

Col prof. Piromalli, scrittore in particolare di letteratura calabrese e italiana, ispettore ministeriale, docente di filologìa e storia all’università di Cassino, ho avuto il primo incontro ad Oppido in casa di mons. Pignataro in sulla metà degli anni ’60, ma non so dirne la data esatta. 

Subito dopo gli avrò inviato il mio lavoro su Gioia Tauro, se con una cartolina senza data (non si rileva nemmeno dal timbro postale) teneva a ringraziarmi. Nel prosieguo mi è capitato di rivederlo a Palmi in occasione di un corso da lui tenuto al Comune ed in qualche convegno organizzato dalla Deputazione di Storia Patria a Reggio. Così ad un bel momento, vengo a leggere in un suo articolo apparso sul periodico “Gazzettino del Jonio” con titolo “Lettere vanitose” (16 marzo 1972) e appresso nell’omonimo volume [1]:

Un ottimo opuscolo è Oppido e Tresilico nei registri parrocchiali di Rocco Liberti (estr. da Studi Meridionali 1971), puntuale, attento ai fatti generali e ai documenti, informato, equilibrato. Noi ci auguriamo che il Liberti allarghi le sue indagini agli altri paesi della Piana e pensi a un’opera complessiva.

Successivamente, in data 10 aprile 1976 il prof. Piromalli, trovandosi ad attendere ad una monografia sul paese natale, mi richiedeva copia di miei lavori stimati utili alla sua opera e, cioè, “Gioia Tauro”, “Folklore di Calabria” e “Le terre e i paesi della Piana di Gioia Tauro nel periodo di transizione bizantino-normanno”. Cosa che feci, ma con susseguente lettera del 16 giugno 1977, replicando d’inviargli quanto a mio parere gli sarebbe riuscito utile, teneva a dirmi che avevo ragione per Rocco De Zerbi, in quanto l’assistente gli aveva saltato il lavoro di schedatura. Non rammento in merito quale fosse stato il mio riscontro precedente. Probabilmente, aveva attinenza con quanto da lui non scritto sul noto uomo politico e scrittore nella “Storia della letteratura calabrese” appena edita in 2a edizione.

Dopo alquanto tempo ho ricevuto una illustrata datata 6 gennaio 1982 da Roma, dove il professore risiedeva, con la quale, con calligrafia quasi impossibile a decifrarsi, mi faceva pervenire il suo grazie per una recensione ad un volumetto che riportava le composizioni del poeta polistenese Vincenzo Rovere, al quale aveva premesso una sua prefazione. Quindi, mi richiedeva ancora copia del mio lavoro “Folklore della Calabria”, di cui avrebbe trattato in un convegno che si sarebbe svolto in Romagna, ma il volume era andato presto esaurito. Sono trascorsi ancora un buon numero di anni, quando con altra cartolina del 18 gennaio 1986 è venuto a domandarmi notizie su Andrea Mazzitelli, noto patriota di Parghelia, avendo letto una mia recensione ad un libro che ne trattava. Aveva scorto la nota in “Calabria Letteraria” frettolosamente in treno, dove l’aveva pur lasciata distrattamente. C’era in lui, comunque, l’intenzione di richiedere copia della pubblicazione. Parimenti voleva informazioni sulla circostanza che l’abate Jerocades fosse stato ad Oppido intorno al 1775, ma sicuramente, come poi gli ho comunicato, equivocava con Gregorio Aracri.

L’1 giugno 1989 il prof. Piromalli, avendone avuto sentore, è venuto a chiedermi il lavoro dal titolo “Sanfedisti, giacobini e briganti nella Piana di Gioia” adducendo a motivo ch’egli stesso si stava occupando del medesimo argomento. Me ne ringraziava il 9 agosto e, segnalandomi qualche imprecisione, teneva a giudicare l’opera un ottimo contributo per le novità riguardanti la Piana. Domandava anche maggiori lumi su Francesco Antonio Grimaldi. Dopo tanto tempo mi ha ricontattato l’8 marzo del 1999, quindi dopo ben 10 anni, pregandomi di voler effettuare per lui col tempo una ricerca presso l’archivio di stato di Palmi al fine di conoscere se gli atti del notaio Pasquale Jaconis di Maròpati rivestissero un qualche valore storico. Gli sarebbe stata sufficiente anche la sola descrizione del contenuto. Inutile dire che mi son fatto un dovere di provvedere sollecitamente al desiderio dell’amico, ma la mia fatica si è resa purtroppo infruttuosa. Comunque, egli veniva come di consueto e cioè con la scarsamente leggibile cartolina a ringraziarmene. Questo il suo riscontro: sono tranquillo perché Lei della nostra Piana ha visto tutto. Contemporaneamente esprimeva gratitudine per due lavori che gli avevo inviato e mi avvisava dell’uscita di una rivista da lui diretta. Si trattava di “Letteratura & Società” avviata proprio nell’anno dall’editore Pellegrini, di cui mi invierà poi i primi due numeri.

Ancora un periodo senza riscontri. Il 30 maggio 2002 si rifaceva vivo da Rimini informandomi che in un convegno ivi tenuto si è parlato molto della storia di Aiello e, chiedendomi di riferirgli qualcosa in merito. Reiterava il 2 agosto sempre da quella città e così si esprimeva in merito al mio volume sulla storia di quell’antico centro, di cui il Comune gli aveva inviato copia fotostatica: E’ un ottimo lavoro, rigoroso, completo, aperto ai collegamenti con la storia italiana. Ottima la trattazione della famiglia dei Cybo che mi interessa per taluni studi che conduco da tempo sulla cultura di Massa, Carrara e della Lunigiana. In particolare, teneva a domandarmi maggiori lumi su alcuni personaggi ed un parere in merito a qualche sua interpretazione.

Ho visto per l’ultima volta il prof. Piromalli il 14 aprile 2003 a Taurianova, dove si era recato per la presentazione del volume che raccoglie le opere latine di Francesco Sofia Alessio ed è stato un incontro particolarmente caloroso, documentato da una fotografia scattata da un’amica, che, purtroppo, non sono riuscito mai ad avere. Ne ho approfittato per fargli dono di un paio di pubblicazioni di suo interesse. Veniva a ringraziarmene il susseguente 8 maggio e, dicendosi più di tutto contento dell’incontro fatto, mi avvisava che stava per andare in Romagna. Dopo appena un mese, il 7 giugno decedeva inopinatamente a Polistena, mentre si recava all’ennesimo convegno culturale.  

Il Prof. Antonio Piromalli, qualche minuto prima della conferenza tenuta nel Salone Municipale di Taurianova.

Assieme a lui: Ciccio Modafferi, Giovanni Russo,  Enzo Agostino e Rocco Liberti

Piromalli, che ha pubblicato importanti studi di letteratura italiana di carattere nazionale (parecchio considerata l’opera La cultura a Ferrara al tempo di L. Ariosto [2], ha prodotto varie opere d’interesse calabrese, come Fortunato Seminara [3], La letteratura calabrese, ch’ebbe tre edizioni [4], Antologia della letteratura calabrese [5]. Nel 1978 dava alle stampe con Brenner in Cosenza una ben documentata monografia sul paese natale, appunto, Maropati con sottotitolo Storia di un feudo e di un’usurpazione.



[1] Rubbettino, Soveria Mannelli 1985, p. 26.

[2] Firenze 1952.

[3] Pellegrini, Cosenza 1966.

[4] Ivi 1965; Guida, Napoli 1977 ed ancora Pellegrini in 2 tomi 1996.

[5] Assieme  a Carmine Chiodo, Pellegrini 2000.

 

  

(*) Pubblicato in “Storicittà”, XIV (2005), n. 136, pp. 58-59.  

                       

Chi volesse approfondire la conoscenza della figura del Prof. Antonio Piromalli

può consultare il sito www.antoniopiromalli.it