Mimmo Muià

UN ARTISTA DEL FERRO BATTUTO A POLISTENA

                                       

di Giovanni Russo

 

 

L’artigianato del ferro battuto, diffuso in Calabria sin da epoche alquanto antiche, è una delle componenti caratteristiche di Polistena, cittadina che, sia prima che dopo il 5 febbraio del 1783, epoca di un terribile terremoto che rase al suolo tutti gli edifici pubblici e privati, ha fatto dell’arte e dell’artigianato la sua ragione di esistere.

Non va dimenticato l’apporto degli artigiani di Serra San Bruno accorsi nella Piana per sopperire alle maestranze che il terremoto aveva decimato. Tra i forgiari serresi della ricostruzione, vogliamo qui ricordare, particolarmente:  Vincenzo Apa e  Biagio Giancotta. 

Testimonianze artigianali antiche ed attuali, a Polistena, dove permane viva la tradizione dei maestri forgiatori e della lavorazione del ferro a sbalzo (si intendono ricordare qui famiglie polistenesi che, per generazioni e generazioni, hanno svolto con dignità ed alta professionalità questo lavoro:  Pace, Rao, Longo, Deleo, Giancotta. Va ricordata anche la famiglia Macedonio che si trasferì nella vicina Melicucco), sono riscontrabili ovunque, in edifici pubblici, facciate di molti palazzi nobiliari, case private ed in più chiese.

Accanto alle attività principali di produzione del ferro battuto, o di oggetti di uso quotidiano, si possono ammirare gli innumerevoli lavori, di gusto barocco, neoclassico e liberty, realizzati nelle botteghe della città: inferriate, lampioni, borchie, cancellate, scale, balaustre, cesellature, manufatti con figure umane o di animali, candelieri, testate di letti, grate, decorazioni varie o le creazioni dal filone artistico con esiti originali, come la produzione di pinze per le ostie o l’artistico pergamo della Chiesa della SS. Trinità, opera, quest’ultima, di Francesco Tripodi del 1885.

Mimmo Muià, , nipote d’arte per parte del nonno Domenico Muià, diventato fabbro grazie al suo amore per il ferro, materiale tra i più belli e, nel contempo malleabili, che si presta alla creazione di un’infinità di oggetti, ha iniziato, da bambino, a frequentare la bottega di Peppe Longo fu Francesco, un vero figlio di uno dei fabbri di vecchio stampo che fucinavano a mano col mantice. Quello di Mimmo fu un lungo apprendistato fatto di sacrifici e di caparbietà nel rubare il mestiere, con gli occhi e col sudore, in momenti alquanto difficili per la sua numerosa famiglia da cui proveniva. Oggi, Mimmo Muià, può essere considerato un maestro artigiano che, ancora, si serve di incudine, martello, forgia ed attrezzature tradizionali per realizzare le sue raffinate creazioni: candelieri, lampade, balaustre, letti, scale, cancelli, porte, fiori, portafiori, figure umane, suppellettili sacre, piccoli gruppi statuari, ma anche prodotti la cui semplicità e sobrietà, non scevre da eleganza, ben si adattano ad un mercato più accessibile. Egli crea prima nella sua mente i modelli con i relativi dettagli e li poi forgia, trasferendo in essi tutta la forza della sua passione, riuscendo bene a coniugare gli oggetti, sia al gusto ed a qualche messaggio del passato che alle istanze più attuali. I suoi lavori d’arte sono forgiati e assemblati con l’antica tecnica della ribattitura a caldo e della fascettatura. I metodi artigianali usati nella lavorazione consentono varie personalizzazioni sia nelle forme, che nelle dimensioni e nelle finiture.

 

 


     

MIMMO MUIà ALLA “MOSTRA FABBRILE”

DI ZAFFERANA ETNEA (CT)

di Giovanni Russo

 

 

Domenico Muià, giovane fabbro di Polistena (RC), che fu allievo del maestro e compaesano Peppe Longo, entrambi eredi di una tradizione artigianale di indiscusso valore, ha partecipato, alla mostra fabbrile, organizzata nell’ambito della 6^ edizione dell’”Ottobrata” di Zafferana Etnea (CT), ridente cittadina di circa 7000 abitanti, situata a ridosso dell’Etna.

La manifestazione, promossa dall’encomiabile Comitato Organizzatore, con il patrocinio della Regione Siciliana,  della Provincia di Catania e dal Parco dell’Etna, quest’anno, ha raggiunto i quasi 250 espositori divisi per settore : artigianale, artistico, turistico e gastronomico.

In tutte le domeniche di Ottobre, infatti, in tre grandi piazze della cittadina, in eleganti stands di legno, artigiani, operatori turistici e aziende varie danno vita ad una imponente  esposizione dei loro migliori prodotti.  Non mancano gli spettacoli musicali, l’animazione, le sfilate di moda, i balletti ecc.

A fruirne è una enorme folla di persone che giungono da tutte le parti (si calcolano oltre 40.000 persone in ogni domenica) .

L’Ottobrata, quest’anno, nella sezione artigianale, coordinata con competenza dall’industriale Giuseppe Privitera, ha ospitato una ben selezionata mostra di opere in ferro battuto, cui ha partecipato il fior fior delle maestranze, non solo siciliane, ma anche provenienti da diverse regioni italiane : Alfio Fichera, Giuseppe Agosta, Giuseppe Cucuccio, Pasquale Di Stefano, La Spina, Vito Gentile, Mimmo Muià ed altri che hanno dato vita ad una rassegna di opere, rigorosamente in ferro battuto e di enorme valore artigianale. Gli espositori di questa sezione, generalmente presenti alle varie mostre fabbrili quali quelle di Stia, Limena, Veroli, Pozzo Novo, ecc. hanno messo in evidenza : letti, tavoli, sedie, tavoli da salotto, rami con fiori, frutta, animali vari, candelabri, lumi, lampadari, crocifissi, oltre a delle vere e proprie sculture a grandezza più che naturale (quali il Cristo alla colonna e Padre Pio di Alfio Fichera).  Alla mostra, hanno partecipato, inoltre, altri due maestri di indubbio valore internazionale : Lino Gialain,  fabbro e scultore conosciutissimo che era accompagnato dal suo Sindaco di Pozzo Novo, Dr. Mario Tognin, organizzatore della ormai nota mostra di arte fabbrile, giunta alla 3^ edizione, e Vincenzo Capozza di Putignano. A tutti è stata consegnata un’artistica targa in argento.

La mostra di Zafferana Etnea  ha presentato forme dell’arte fabbrile in tutta la sua ricchezza di idee e di prodotti che vanno considerati come esposizione significativa dell’artigianato di categoria,  presentata nel suo assieme e nei suoi dettagli, in ogni più classica o moderna espressione, in ogni singola manifestazione, perché venissero illustrate nella loro vera realtà, non solo le potenzialità di quest’arte, ma anche le effettive realizzazioni.

Le odierne produzioni presentate sono funzione diretta di una tale tradizione, di cui ne costituiscono la spontanea derivazione e la naturale continuità.

La mostra ha voluto indicare che ancora oggi resta l’eredità delle antiche tradizioni ed ha lo scopo di destarne l’interesse.

Plaudiamo, quindi, con compiacimento, all’iniziativa di Zafferana perché, attraverso l’esposizione messa in atto, ci ha fatto conoscere ed amare un’arte che ha radici antichissime, ma ci ha dato anche l’opportunità di intraprendere rapporti di cordialità con gli artigiani, gente laboriosa e sana, che non si arrendono di fronte agli sforzi anelanti al recupero ed alla rinascita del loro antico mestiere.

Al  nostro giovane Muià, apprezzato dai maestri su citati, tanto da essere stato invitato al “1° Raduno dei fabbri d’Italia”, che si è tenuto dal 10 al 12 Novembre 2000 nel Comune di Santa Maria di Licodia (CT), organizzato dalla locale Pro Loco. A tutti i maestri fabbri partecipanti, dal Presidente della Pro Loco venne consegneta l’incudine d’argento. Non ci resta che augurare al nostro giovane fabbro un proficuo prosieguo della sua carriera artistica, sulla scia dei vari Pace, Longo, De Leo, Rao e tantissimi altri che, a Polistena, hanno lasciato il segno indelebile della loro antica arte.