Gianluca e Salvatore Sorace

Mostra di pittura a Polistena

                                       

di Pier Luigi Auddino  

 

   

Allestire una mostra di quadri nella propria città è cosa meno indolore di quanto potrebbe apparire e doppiamente difficile: perché nemo profeta in patria è un adagio che non ha mai bisogno di troppe conferme, poi perchè il sospetto, quando non la vera e propria derisione, per tutto ciò che è inusuale può rivelarsi distruttiva, tanto più al Sud, dove il “nostro” retroterra culturale, quand’anche il nostro vissuto, è troppo spesso capace di mortificare ogni spinta innovativa ed eterodossa. Perché allora questa mostra, perché andare volutamente in direzione ostinata e contraria? Perché solo in un ambiente ostile puoi sentire il vento di quella tua direzione contraria venirti addosso, ma solo così prendere coscienza di un “sentire” diverso, e trasformare quindi questa presunta diversità nel manifesto di una propria dignità di artista, con l’onestà intellettuale di chi prova a battere una strada nuova, o quantomeno inusuale. Il nome di questa mostra si rivela perciò come una vera dichiarazione di intenti e definisce il tratto che, seppure con stili assai diversi, certamente accomuna i fratelli Sorace: liberi entrambi da mode o da stili di facile presa, per un'arte che è frutto di una pura esigenza di comunicazione, e non di un semplice "bel vedere". Non si cerchi perciò un bello stile, innocuo e senza tensioni: non si tratta di una pittura di maniera o dai toni facili, è invece una pittura moderna, che nasce e vive degli stimoli del presente, libera da tecnicismi e da vuoti preziosismi formali. La loro arte, se anche nasce da stimoli assai simili e da un forte vissuto comune, si svolge poi con esiti diversi per stile e tecnica, ma entrambi gli autori mostrano chiaramente, pur senza referenti immediati, la grande lezione dell'espressionismo novecentesco, con la sua realtà trasfigurata dal sentire personale, quindi con la precisa volontà di rappresentare, talvolta in modo irreale, non ciò che vede la persona, bensì quello che l'artista percepisce nella sua anima.

Salvatore Sorace si mostra fondamentalmente un’autodidatta; la sua evoluzione non appare mediata dallo studio, il che gli permette però una freschezza di temi ed un approccio diretto e chiaro con le figure, dai tratti talvolta pure lievi e luminosi. Rompere con il figurativo … , se anche questa sembra essere la sua parola d’ordine, lo stile rivela un'arte spesso sobria e talvolta ancora figurativa nonostante un istinto chiaramente informale. I suoi paesaggi sono lo specchio fedele di un’anima schiva e riservata, in cui la natura domina nella sua solenne semplicità; i colori sono accesi e potentemente illuminati, evidenziati da pennellate robuste e decise; il disegno è scomparso e le forme vengono costruite direttamente con i propri colori. Una nota a parte necessita il quadro Autostoppista, che sfugge in parte a queste definizioni: qui l’esplosione coloristica è il tratto distintivo e l’intento preliminare, con lo scopo dichiarato di percorrere una strada diversa, con lo spirito affascinato di chi affronta ciò che gli è inusuale o sconosciuto.

Nervosa e oscura è invece la pittura di Gianluca Sorace, spesso informale, a rappresentare un dolore universale, immediato, tanto intenso quanto impossibile da definire; il tratto è quello di un realismo esistenziale che lui stesso definisce come distintivo e portante nella sua opera. Benedetto Croce diceva che l'arte deve essere forma e sostanza, a me la forma non interessa, a me interessa solo la sostanza, e così l'orizzonte formale è rifiutato a priori, demolito nei suoi presupposti teorici, in un'estetica e contrario che si nutre della sola impressione sull'osservatore e della sua soggezione all'evocazione generata dall'artista. Un mio quadro deve stupire, deve angosciare, quando ci sono riuscito ho raggiunto il mio scopo, il fine ultimo quindi dell’espressionismo: evocare la realtà attraverso emozioni, rappresentandola, distorcendola, con allusioni surreali o paradossi formali. Tutto è reso talvolta con pochi colori, con voluto minimalismo, quasi a non disturbare con eccessi di colore un'idea già compiutamente espressa anche con pochi tratti essenziali. Una pittura cruda ed espressiva, e libera, così è definita nella nota che il prof. Silvio Loffredo gli ha voluto regalare per l'occasione: Le immagini del caro Gianluca sono espresse e descritte, immerse in una luce sofferta e tremolante. Il pittore riesce a rendere in sintesi coloristica la natura delle sue cose, in forma materica. L'artista dimostra capacità narrativa e sensibilità verso gli aspetti minori delle sue cose. C'è una crudeltà espressiva, in questa arte giovane con valenze simboliche. In effetti il pittore cerca un codice intuitivo, libero privo di costrizione, per esprimere in tutta libertà la sua incantata visione del percorso creativo (Silvio Loffredo, 30.07.2005).

Questa mostra è stata, e attraverso questo catalogo lo rimane, un'occasione per ammirare un'arte moderna, attuale ma non scontata, capace di lasciare, così crediamo, un sentimento ed un'impronta ad un occhio critico ma anche ad un osservatore non esperto, che sia però capace di riconoscere che un'arte, se aspira ad essere davvero tale, va e deve andare, sempre e comunque, in Direzione Ostinata e Contraria …

 

Salvatore Sorace nasce a Polistena nel 1968. Dopo essersi diplomato presso l’Istituto Statale d’Arte di Palmi, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove per due anni è allievo del prof. Silvio Loffredo. 

S. Sorace, Natura Morta S. Sorace, Paesaggio

 

Gianluca Sorace nasce a Taurianova nel 1975, ed è diplomato presso l’Istituto Statale d’Arte di Palmi; iscritto all’Accademia di Belle Arti di Urbino, ha frequentato i corsi di pittura del prof. Giovanni Pendula, diplomandosi nel 2002 col massimo dei voti. è tuttora specializzando in pittura nella stessa Accademia con il prof. Luigi Carboni ma ha già partecipato a varie mostre collettive tra cui a Monteciccardo (Pesaro) giugno 1999, la rassegna Genii a Palazzo Marchesale Venusto, Turi (Bari) agosto 2000, poi replicata al Palazzo Ducale di Urbino, e Il Vangelo di Luca a Tracanni (Urbino) aprile 2002.

G. Sorace, Terra G. Sorace, Pagliacci

Un sentito ringraziamento va all'Associazione Culturale PolistenAmbiente, che ha fornito i locali in cui allestire la mostra, e in special modo al prof. Giuseppe Panato, per aver creduto in questo progetto e aver cercato di dare una eco maggiore all'evento; allo stesso modo a Maria Rosaria, per l'impegno e l'aiuto nell'allestire il tutto; ancora a quanti hanno concorso, anche solo con la propria presenza, alla buona riuscita di questa rassegna.  

Settembre 2005