Mercoledì 8 novembre 2006 - p. 11- Rubrica "Idee e Società"

        

    

Lo scultore di Polistena realizzò anche il frontone dell'Università di Napoli
Le sorprese di Jerace
di Franco Cacciatore
    
    
Trovarsi in Calabria per il bicentenario di un corpo bandistico e scoprire un grande scultore, forse poco noto al grande pubblico.Frontone Università di Napoli
La fortuita occasione ci ha permesso di conoscere un artista davvero straordinario, vero vanto del nostro Mezzogiorno d'Italia, Francesco Jerace, nato a Polistena nel 1853 e scomparso a Napoli, sua città d'adozione, nel 1937.
Siamo, appunto, a Polistena, in provincia di Reggio Calabria, per un evento singolare, la celebrazione di ben due secoli di vita dello "storico Complesso Bandistico", in qualità di testimonial dell'evento.
La banda cittadina per gran parte della sua vita porta un nome, anzi un cognome, Russo.
Oggi la tradizione continua anche se i componenti, ad iniziare dal direttore, Pino Russo, non sono più, come un tempo avveniva, dei semplici artigiani, ma quasi tutti diplomati al Conservatorio e quasi tutti appartenenti, appunto, ai Russo.
Al termine della celebrazione, svoltasi nella piazza principale, o meglio la "vara" come la chiamano i calabresi, omaggio di rito.
Un libro abbastanza voluminoso dal titolo "Francesco Jerace, scultore", alla cui stesura ha partecipato, guarda caso, Giovanni Russo, bibliotecario del Comune di Polistena e presidente del Centro Studi Polistenesi.
Con lui Erminia Corace, curatrice dell'opera, Carlo Stefano Salerno e Isabella Valente. La premessa di Claudio Strinati, Sovrintendente ai Beni Artistici e Storici di Roma. A scorrerlo è scoprire un mondo straordinario. Una vita intera dedicata alla scultura attraverso mille traversie, anche legate all'essere meridionale. Jerace si forma ad una grande scuola, la bottega Morani di Polistena, autentico cenacolo, punto d'incontro di artisti provenienti da tutta la provincia.
Il primo ostacolo che incontra il giovane Jerace è quello familiare, dove era stato previsto «un futuro da prete». Ma lui abbandona la sua Polistena e completamente privo di mezzi si trasferisce a Napoli, fidando nell'aiuto di uno zio pittore. Ma sarà proprio la natia Polistena ad aiutarlo con una borsa di studio che gli permetterà di frequentare l'Istituto di Belle Arti partenopeo.
Francesco JeraceDiviso fra pittura e scultura abbraccerà alla fine quest'ultima, anche su indirizzo del suo insegnante Domenico Morelli, maestro di altro celebre scultore, Gemito. Non sarà facile affermarsi perchè non pochi sono i pregiudizi da parte di committenti e commissioni giudicatrici per le sue origini umili.
Però dopo un cammino tutto in salita Jerace sfonda per davvero e le opere si succedono alle opere.
Primo suo lavoro il monumento alla matematica Mary Sommervelle, che lui realizza nella sua bottega - basso di Napoli. Di qui in Brasile e poi a Londra con una scultura per la tomba di Lord Lamb e poi monumento per Villa Fiorita di Capodimonte e poi ancora sculture di Beethoven e Donizetti, Giambattista Vico, Francesco Crispi, il gruppo bronzeo del Vittiriano.
Interessante anche le sue terracotte, in preparazione delle sue opere. Fra queste una bellissima "Era di maggio", ispirata ai celebri versi di Salvatore Di Giacomo, musicati da Costa.
Jerace poi ci riserva un'autentica sorpresa. E' suo il frontone dell'Università di Napoli, realizzato nel 1910.
In esso è rappresentato il grande evento dell'istituzione dell'Ateneo, il primo dell'Italia Meridionale e laico, in contrapposizione a quello di Bologna.
Busto della signorina FletcherFederico II, contornato dai suoi uomini illustri, Taddeo da Sessa, Antonio Vandale, Ermanno Cassinesi e Bastiano Pignatelli, ascolta Pier delle Vigne mentre dà lettura dell'atto costitutivo.
Un'opera di straordinario pregio e bellezza. Scorrere il volume è imbattersi in altre straordinarie sculture di una bellezza espressiva che davvero incanta, presenti in tutta Italia e all'estero (da citare una sofferta "Conversione di Sant'Agostino" a Varsavia in Polonia). Davvero corposa la produzione di Jerace, ma non così corposa la sua considerazione critica. Senz'altro una lacuna da colmare. Interessante, dunque, lo scritto di Russo "Francesco Jerace a Polistena".
Un excursus che traccia con affetto la vita polistenese dello scultore, il suo amore per la città natale.
A Polistena è presente con il monumento ai caduti, una vigorosa Vittoria alata, che calpesta un cannone e fuoriesce dalla roccia (una simbiosi arte - natura più volte presente nelle sue sculture), e varie sue opere, tra cui interessanti modelli in gesso e terracotta, che si spera trovino adeguata sistemazione nella casa natale dello scultore, che ad oggi il Comune, nonostante le buone intenzioni da tempo espresse, non ha ancora acquistato.
Ugualmente sarebbe da fare per la casa Morani, prima scuola d'arte per lo scultore, come scritto nella lapide incisa dallo stesso Jerace. Per entrambe (purtroppo in rovina) un altrettanto atto dovuto e da parte della sua patria.