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LA CHIESA DELLE ANIME DEL PURGATORIO |
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DI POLISTENA (1710-1783)* |
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di GIOVANNI RUSSO |
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Alle Chiese di S.Francesco
di Paola, di S.Ludovico, di S.Milano e di S.Giuseppe, sorte nella prima
metà del XVIII
secolo nella vecchia Polistena, si aggiunse la chiesa delle Anime
del Purgatorio,fondata a titolo di jus
patronato della Famiglia Avati. Era ubicata nell’antico quartiere “La
Piazza”, ed era attaccata al palazzo di detta famiglia. A ideare e
fondare tale chiesetta fu il Sacerdote D. Giuseppe Avati che, nel suo
ultimo testamento nuncupativo, rogato
dal notaio Giovanni Messina nell’anno 1710, destinò alcuni suoi beni
perchè venissero impiegati nella costruzione di un edificio sacro sotto
il titolo di Chiesa delle Anime del Purgatorio. A tramandarci le poche
notizie quanto più precise, ci viene incontro una Platea
della Famiglia Avati ,scritta intorno al 1750 dal Giovan Tomaso Avati(1702-1765)
fu Dott. Domenico Fortunato,
nipote del Sacerdote testatore, ed altri documenti ancora. La Platea, oggi posseduta dall’Ing.Roberto Avati che qui
ringraziamo per averci messo a disposizione tale documento, si dilunga,
particolarmente, nella esposizione di fatti
e vicende o nell’annotazione dei beni e possedimenti appartenuti
a tale illustre famiglia del patriziato polistenese. ”Fu fondata
la chiesa del Purgatorio- così registra la Platea-in
questa Città di Polistina dal Sacerdote fu D.Giuseppe Avati mio zio, nel
di lui ultimo nuncupativo testamento, fatto per mano del quondam Nr.
Giovanne Messina, nell’anno 1710. E poco dopo il passagio a miglior vita
del medemo ( E’ il caso di ricordare che D.Giuseppe Avati morì il
16 novembre 1710), si principiò a fabricare, e si portò quasi alla quarta parte delle fabriche, dal fù D.Domenico Fortunato Avati mio
Padre, e Michele Avati mio zio, doppo di che per molti anni si soprasedè.Verso
poi l’anno 1723 interpose la sua autorità
S.A.P. (Sua Altezza Padrone)
D.Giovanni Domenico Milano Marchese di S.Giorgio e Polistina, tanto che, a
nostre spese,la fece subito
terminare , come al presente si vede, verso la parte settentrionale della
nostra casa ; e nella medema si disse messa. Fu dotata la detta Chiesa di
tutti li beni stabili possedeva in
Rosarno il sudetto Reverendo D.Giuseppe
Avati Fondatore,..Fu
poi accresciuta la detta dote della chiesa prefata, in molti corpi di
stabili, e case, dal quondam Reverendo D.Francesco Avati, nel di lui
ultimo nuncupativo Testamento, fatto per mano del fù Nr. Rosario
Prenestino di questa Città di Polistina nell’anno 1726” I beni in
dotazione alla Chiesa che, parzialmente conosciamo, furono i seguenti: ·
Una casa
palaziata che possedeva il Rev.do
D.Giuseppe Avati in Rosarno e
che era situata nel quartiere
di S.Francesco di Paola limito il palazzotto del detto D.Giuseppe. Fu data
a censo enfiteutico a Mastro Carlo Furfaro di Rosarno, per atti del
Nr.Lagani. ·
Alcune
terre : Passo del Salico e Tre celzi
(o volgarmente detto il Feudo del Prete nel Passo di Mesima) , di
salmate tre, site nel territorio di Rosarno, limito il fiume Mesima. Dette
terre pervennero a D.Giuseppe Avatii per prelegato ossia per eredità del
di lui zio, D. Giacomo Spallariti, Arciprete di Rosarno, come da
testamento rogato dal notaio Diego ammendolia nell’anno 1672. Sopra
dette terre la nostra chiesa
aveva il peso di mezza messa nel giorno di Domenica, come per
testamento del Notaio Messina, relativo alla fondazione della
Chiesa. ·
Uno stabile
di tre mezzarolate di terra con alquanti piedi di ulivi ed una
rasola di vigna a Mirello o sia Castagnara. ·
Uno stabile
detto dell’olivarella, coltivato a grano bianco, posto
nel territorio di Gioiosa che era
pervenuto in casa Avati nella dote di Geronima Palermo di Grotteria,
moglie di D. Fortunato Avati, come per rogito di Nr.Longo di S.Giovanni di
Grotteria nell’anno 1701.Con successivo atto del Notaio Antonino Perrone
di Anoia, tale stabile fu donato dai coniugi Avati-Palermo alla Chiesa del
Purgatorio col peso di una messa il mese per ogni primo Lunedì del mese. ·
Uno stabile
con alquanti celsi bianchi, pioppi, noci ed altri frutti, di complessive
tomolate 4, in contrada S.Nicolò o sia L’Ortara o più anticamente
detto di “Marco”.Era pervenuto in casa Avati a titolo di dote di
Placidia Circosta Tuffano, seconda moglie
di D.Tommaso Avati.Sopra detto fondo si lasciò il peso di quaranta messe
l’anno in perpetuo, cioè per tutti i giorni festivi che non erano
Domeniche. In seguito tale stabile fu assegnato in dote a Teresa Avati,
rimanendone privata la nostra
chiesa. ·
Alcuni
stabili a Vacale, Costera e Fontanaro, dati in censo a M.° Bruno Zangari
che poi, nel 1740, per atti del Nr. Francone, poichè
tali 3 stabili erano della Chiesa del Purgatorio, con lo strumento
di divisione, fu assegnata alla n. chiesa la proprietà equivalente posta
a “Mirello”. ·
Un altro
stabile di là il fiume Mesima, tra Rosarno e Nicotera, nella contrada
detta Casella, pervenuto dall’eredità di D.Giacomo Spallariti. La Chiesa portò il peso di mezza messa sull’Altare di
S.Antonio di Padova, posto
nella Chiesa Matrice di Rosarno, come da legato fondato dall’Arciprete
Spallariti,poi passato a
D.Giuseppe Avati. Altra mezza messa venne destinata da D.Giuseppe Avati
alla n. Chiesa, come per atti
del Nr. Messina del 1710. A causa di una lite tra gli Avati e D.Antonino Calogero per
delle terre di là il fiume Mesima, per più anni la fabbrica della chiesa
restò sospesa e solo “circa
l’anno poi 1720 - così ancora nella Platea -pigliò
l’impegno nella Vescoval Corte di Mileto il
Celsissimo D.Giovanni Domenico Milano Padrone ed ottenne di
proseguire la fabbrica di detta Chiesa, restando, indecisa la lite, causa
per cui non si molestò il detto Antonino Calogero a restituire le terre
di là Mesima”. L’unica campana della chiesa fu acquistata al prezzo di
ducati settanta che un avo del redattore
della Platea aveva preso a censo bollare dal Monte della SS.Trinità. La
restituzione di tale cifra comportò un onere di ducati sette annui per i
tre discendenti che, per atti del Nr. Paolo Francone, nell’anno 1740,
stipularono lo strumento di divisione. In occasione della formazione del catasto del 1743, per il
quale tutti hanno dovuto rivelare i possedimenti,anche la nostra Chiesa
che aveva un suo cappellano amovibile ad nutum e,quali
Amministratori,oltre che Padroni,d.Giovan Tomaso , Pietro Pasquale e il
chierico Francesco Antonio Avati, ebbe a rivelare i seguenti beni e pesi: ·
Uno stabile
nel territorio di Polistena, contrada pumadorno di tomolate 5 e mezza in
circa, alberato con fronda nera, bianca e frutti, il quale tra fertile ed
infertile, dedotte le spese di coltura,rendeva circa ducati 16.2.10; ·
Altri beni
che furono rivelati in Rosarno, perchè siti in quel territorio; ·
Altri beni
stabili da altri occupati per i quali gli amministratori della chiesa non
furono tenuti a dichiarare. ·
Una messa
la settimana, in perpetuum, per ogni Venerdì per l’anima di D.Francesco
Avati per ducati 6.1; ·
Una messa
in ogni giorno di festa, esclusa la Domenica, in perpetuum, per l’anima
di d.Tommaso Avati e Placidia Tuffano; ·
Mezza messa
la settimana per l’anima di D.Domenico Fortunato Avati, mentre l’altra
mezza veniva pagata dalle sorelle monache Avati per ducati 3.1; ·
Più per
servizio della chiesa, uso di sacrestia, olio per le lampade,apparati
d’altari ed accomodamenti, ducati 3.(Cfr.A.S.N., Catasti,doc.6288,ff.553-554). Non si può pensare che non fosse dotata anche di qualche
quadro o di decenti suppellettili sacre, poichè appare impossibile che il
fondatore o i suoi discendenti, generosi rispetto ai beni stabili, non lo
siano stati pure con le opere d’arte.Certo è ,però, che di documenti
al riguardo non si può parlare. La mancanza dei protocolli
dei notai polistenesi ( G.Messina per l’anno 1710 e R.Prenestino per il
1726) non consente, purtroppo, di attingere ulteriori notizie. A celebrare messe
per l’intenzione di Pietro Pasquale Avati, nel 1742, figurò il
Sacerdote D.Antonino Bitonti.Nel 1743,il Sac.D.Antonino Longo dichiarava
come da più anni era lui a celebrare una messa la settimana. Nel corso della Visita
Pastorale effettuata dal Vescovo di Mileto, nel 1754 ,a Polistena, la
chiesa risultò dotata di un
eccellente altare, mentre aveva l’onere delle messe nei giorni di
Domenica e festivi “ac Lexia Sexta
qualibet”. Poichè all’epoca vi era
scarsità di
sacerdoti cittadini, le messe venivano, nella nostra chiesetta, celebrate
dai Padri Cappuccini. La sacrestia era provvista di propri paramenti. Il
Visitatore ordinò l’acquisto
di un nuovissimo messale, concedendo il tempo massimo di sei mesi.Delle
vicende che accompagnarono la breve esistenza della chiesa dalla seconda
metà del settecento fino al 1783, epoca del terremoto che rase al suolo
la cittadina ma anche il palazzo Avati con la relativa Chiesa delle Anime
del Purgatorio,si sa ben poco.Tra le tante vittime del terremoto, si
ricorda l’ultimo Cappellano, il Rev.D.Giovanni Carlo Avati “cuius
corpus tumulatum fuit prope suum dirutum palatium”. Nel 1838, nel
quartiere Evoli, dove sorse la nuova Polistena,un nuovo palazzo venne
costruito dagli Avati.Ma, com’è tutt’ora riscontrabile, spazio per
una nuova Chiesa dedicata alle Anime del Purgatorio non ve ne fù. Nella
ricostruzione della Città, invece, il ramo del Marchese Avati,
discendente da quel Pietro Pasquale, anche amministratore della Chiesa
delle Anime del Purgatorio, nel costruire il nuovo Palazzo, nella Piazza
Mercato (oggi Piazza del Popolo),pensò bene di erigere una propria
cappella privata. (*) A questa sintesi, pubblicata in La Città del Sole, Anno I, n. 9, Novembre 1994, p.19, fece seguito
un opuscolo (vedere nel sito, sotto la rubrica “Le pubblicazioni del
Centro Studi Polistenesi”).
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